Premessa

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Introduciamo quindi una delle nozioni più importanti dell’analisi matematica, ossia quella di limite. È alla base di altre nozioni fondamentali, quali ad esempio quella di derivata e di integrale. Prima di vedere la definizione, introduciamo questo concetto attraverso alcuni esempi che ci permettono di capire il suo significato.

Immaginiamo di avere una funzione

Quando la variabile indipendente diventa arbitrariamente grande, ossia quando assume valori via via sempre maggiori, si dice che tende all’infinito o, più precisamente, tende a più infinito e si indica con

Analizziamo il comportamento di quando :

Da questa tabella si intuisce che al tendere di all’infinito i valori di diventano sempre più grandi. Con il linguaggio introdotto in precedenza possiamo affermare che anche tende a più infinito: esprimiamo questo fatto con la scrittura

che si legge limite per che tende a più infinito di uguale a più infinito.

Consideriamo ora la funzione

Siamo interessati a conoscere qual è il comportamento di quando la variabile si avvicina sempre di più al punto . Osserviamo che, per con , il valore di diventa sempre più positivo, mentre per con il valore di diventa sempre più negativo.

Se, tuttavia, si avvicina a in modo casuale, cambiando anche segno, e “saltando” da un lato all’altro rispetto allo , non possiamo dire con certezza se sta diventando sempre più positivo o sempre più negativo, quindi potremmo concludere che per si ha che non ha un comportamento ben determinato e il limite di per non esiste. Ecco che quindi, in questo caso, dobbiamo necessariamente specificare da quale lato vogliamo avvicinarci allo , se da destra o da sinistra.

Da questi esempi si capisce che la nozione di limite ci dice qual è il comportamento (o andamento) di una funzione e dei valori che essa può assumere a seconda di come la sua variabile indipendente tende a un determinato “punto” (e qui la parola punto viene messa tra virgolette perché la variabile può anche tendere verso o che non sono punti di ).

Definizione: limite

Data una funzione , un punto di accumulazione per e un valore , diciamo che ha limite per che tende a se, per ogni intorno di , esiste un intorno di tale che, per ogni con e , si ha che :

In tal caso, scriviamo

che si legge “limite per che tende a di uguale a ” o ” tende a per che tende a ”.

Osservazione: non è necessario che

Nella definizione di limite, il punto è un punto di accumulazione per , quindi può anche non appartenere al dominio: ecco perché si richiede che . Un altro motivo per cui ciò accade è che, anche se , il limite, sia che esista sia che non esista, non dipende dal valore di in , ma solo dai valori di nei punti in un intorno di .

1 - I casi specifici dei limiti

La definizione di limite che abbiamo introdotto contempla tutti i casi possibili, in cui può essere reale (cioè ) o infinito (cioè ) ed può anch’esso essere reale (cioè ) o infinito (cioè ). Analizziamo quindi tutte le possibili combinazioni.

1.1 -

Osservazione: limite con

Nel caso in cui , gli intorni di e di sono

La definizione diventa quindi:

Questa definizione ci dice che, più è vicino a , più è vicino a . Infatti, per quanto ci si voglia avvicinare a (ossia per quanto sia piccolo il valore della distanza tra ed ), si trova che per tutti i punti in (escluso ) abbastanza vicini a (ossia contenuti nella distanza tra ed ) il corrispondente valore è nella distanza prestabilita da .

Osservazione: basta un qualsiasi nei limiti con

In un limite con non è importante trovare il miglior , cioè la distanza minore possibile tra ed , ma ne basta uno qualunque che funzioni.

Per esempio, consideriamo la funzione definita da

Vogliamo dimostrare che vale il limite

Secondo la definizione del caso , abbiamo che

Consideriamo un qualunque: esiste un che rispetta questa definizione?

Partiamo dall’obiettivo che vogliamo dimostrare, cioè che . Si ha che, se , allora

Dato che, per definizione, abbiamo anche , prendiamo arbitrariamente , che non è necessariamente il più piccolo che possiamo prendere in questo limite.

Ciò ci porta al fatto che, per ogni tale che , soddisfiamo automaticamente l’obiettivo , verificando così il limite.

Perché è “arbitrario”? Perché avremmo potuto prendere o o qualunque altro valore più piccolo di , ma tanto funzionerebbero tutti: è semplicemente il più comodo che emerge dal calcolo.

Notiamo anche il fatto che , ma è irrilevante: la condizione esclude esattamente , quindi il valore in quel punto non conta.

1.2 -

Osservazione: limite con

Nel caso in cui , gli intorni di e di sono

La definizione diventa quindi:

Questa definizione ci dice che, più è vicino a , più diventa positivo. Infatti, per quanto si voglia spingere verso (ossia per quanto sia strettamente maggiore di con sufficientemente grande), si trova che per tutti i punti in (escluso ) abbastanza vicini a (ossia contenuti nella distanza tra ed ) il corrispondente valore sarà più grande di come prestabilito.

Osservazione: basta un qualsiasi nei limiti con

In un limite con non è importante trovare il miglior , cioè la distanza minore possibile tra ed , ma ne basta uno qualunque che funzioni.

Per esempio, consideriamo la funzione definita da

Vogliamo dimostrare che vale il limite

Secondo la definizione del caso , abbiamo che

Consideriamo un qualunque: esiste un che rispetta questa definizione?

Partiamo dall’obiettivo che vogliamo dimostrare, cioè che . Si ha che, se , allora

Dato che, per definizione, abbiamo anche , prendiamo arbitrariamente , che non è necessariamente il più piccolo che possiamo prendere in questo limite.

Ciò ci porta al fatto che, per ogni tale che , soddisfiamo automaticamente l’obiettivo , verificando così il limite.

1.3 -

Osservazione: limite con

Nel caso in cui , gli intorni di e di sono

La definizione diventa quindi:

Questa definizione ci dice che, più è vicino a , più diventa negativo. Infatti, per quanto si voglia spingere verso (ossia per quanto sia strettamente minore di con sufficientemente piccolo), si trova che per tutti i punti in (escluso ) abbastanza vicini a (ossia contenuti nella distanza tra ed ) il corrispondente valore sarà più piccolo di come prestabilito.

1.4 -

Osservazione: limite con

Nel caso in cui , gli intorni di e di sono

La definizione diventa quindi:

Questa definizione ci dice che, più è positivo, più è vicino a . Infatti, per quanto ci si voglia avvicinare a (ossia per quanto sia piccolo il valore della distanza tra ed ), si trova che per tutti i punti in (escluso ) maggiori di un certo punto il corrispondente valore è nella distanza prestabilita da .

Osservazione: basta un qualsiasi nei limiti con

In un limite con non è importante trovare il miglior , cioè la soglia migliore per cui deve essere maggiore, ma ne basta uno qualunque che funzioni.

Per esempio, consideriamo la funzione definita da

Vogliamo dimostrare che vale il limite

Secondo la definizione del caso , abbiamo che

Consideriamo un qualunque: esiste un che rispetta questa definizione?

Partiamo dall’obiettivo che vogliamo dimostrare, cioè che . Si ha che, se , allora

Dato che, per definizione, abbiamo anche , prendiamo arbitrariamente , che non è necessariamente l’ più piccolo che possiamo prendere in questo limite.

Ciò ci porta al fatto che, per ogni tale che , soddisfiamo automaticamente l’obiettivo , verificando così il limite.

1.5 -

Osservazione: limite con

Nel caso in cui , gli intorni di e di sono

\begin{array} I(x_0) = (- \infty, a) \\ I(l) = I_\epsilon(l) = (l - \epsilon, l + \epsilon) \end{array}

La definizione diventa quindi:

Questa definizione ci dice che, più è negativo, più è vicino a . Infatti, per quanto ci si voglia avvicinare a (ossia per quanto sia piccolo il valore della distanza tra ed ), si trova che per tutti i punti in (escluso ) minori di un certo punto il corrispondente valore è nella distanza prestabilita da .

1.6 -

Osservazione: limite con

Nel caso in cui , gli intorni di e di sono

e

La definizione diventa quindi:

Questa definizione ci dice che, più è positivo, più diventa positivo. Infatti, comunque si scelga un valore , si trova che per tutti i punti maggiori di un certo punto la loro rispettiva immagine è maggiore di .

Osservazione: basta un qualsiasi nei limiti con

In un limite con non è importante trovare il miglior , cioè la soglia migliore per cui deve essere maggiore, ma ne basta uno qualunque che funzioni.

Per esempio, consideriamo la funzione definita da

Vogliamo dimostrare che vale il limite

Secondo la definizione del caso , abbiamo che

Consideriamo un qualunque: esiste un che rispetta questa definizione?

Partiamo dall’obiettivo che vogliamo dimostrare, cioè che . Si ha che, se , allora

Dato che, per definizione, abbiamo anche , prendiamo arbitrariamente , che non è necessariamente il più grande che possiamo prendere in questo limite.

Ciò ci porta al fatto che, per ogni tale che , soddisfiamo automaticamente l’obiettivo , verificando così il limite.

2 - Funzioni senza limite

Proposizione: la funzione segno non ha limite

Data la funzione segno definita da

il suo limite

non esiste.

Osservazione: utilità della definizione del limite

La definizione di limite non è utile ai fini del calcolo del limite, ma solo per verificare il valore del limite o per confutarne l’esistenza.

Esercizio

Provare che non esiste il limite

3 - Unicità del limite

Teorema di unicità del limite

Data una funzione , un punto di accumulazione per e due valori per i quali esiste il limite , allora

4 - Limiti laterali

Definizione: limite destro

Data una funzione e un punto di accumulazione per e un valore , diciamo che ha limite destro per che tende a (o che tende a per che tende a da destra) se, per ogni intorno di , esiste un intorno destro di tale che, per ogni con , si ha che :

In tal caso scriviamo

che si legge “limite per che tende a di uguale ” o ” tende a per che tende a da destra”.

Definizione: limite sinistro

Data una funzione e un punto di accumulazione per e un valore , diciamo che ha limite sinistro per che tende a (o che tende a per che tende a da sinistra) se, per ogni intorno di , esiste un intorno sinistro di tale che, per ogni con , si ha che :

In tal caso scriviamo

che si legge “limite per che tende a di uguale ” o ” tende a per che tende a da sinistra”.

Osservazione: casi specifici dei limiti laterali

Queste definizioni, esattamente per come avviene per i limiti, possono essere scritte in modo più specifico a seconda che o .

Per esempio, con un limite destro di con , si ha che

Invece, con un limite sinistro di con , si ha che

Proposizione: limiti laterali coincidenti

Data una funzione e un punto di accumulazione sia per che per e un valore , allora

Corollario del teorema di unicità del limite per i limiti laterali

Osservazione: equivalenza tra limiti e limiti laterali

Se una funzione è definita solo per , allora

Analogamente, se una funzione è definita solo per , allora

Algebra dei limiti

Teoremi del confronto

Teorema del confronto per limiti infiniti

Date due funzioni (con ) e un punto di accumulazione per , se esiste un intorno di tale che, per ogni , si abbia , allora

Primo teorema del confronto

Date due funzioni (con ) e un punto di accumulazione per , se esistono i limiti

ed esiste un intorno di tale che

allora

Secondo teorema del confronto (o teorema dei due carabinieri)

Date tre funzioni (con ) e un punto di accumulazione per , se esistono i limiti

ed esiste un intorno di tale che

Limiti delle funzioni monotone

Teorema dei limiti laterali delle funzioni monotone

Data una funzione monotona e un punto di accumulazione per , allora si ha che

Se è un punto di accumulazione per , allora si ha che


Fonti

  • 📚 Lezioni di Analisi Matematica I di Sergio Lancelotti, Celid, 2020 (ISBN: 978-8867891979):
    • Capitolo 3 - Limiti e continuità:
      • 2 - Limiti di funzioni:
        • 2.2 - Limiti laterali.
      • 3 - Teoremi su limiti e continuità:
        • 3.3 - Algebra dei limiti.
        • 3.5 - Teoremi del confronto.
        • 3.6 - Limiti delle funzioni monotone.

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